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http://www.beaconbr oadside.com/ broadside/ 2007/10/indigeno us-peop.html

GIORNO DELLE POPOLAZIONI INDIGENE

Di Roxanne Dunbar-Ortiz

Io sono convinto che le genti indigene sono la riserva morale dell’umanità.

Evo Morales, Aymara, President of Bolivia, Democracy Now! September 26, 2007.

Con l’avvicinarsi ogni anno del 12 ottobre, compare un certo senso di terrore che si può sentire nelle comunità indigene del continente americano. Questa è una festa federale degli Stati Uniti che è ritenuta odiosa, una celebrazione di genocidio e colonizzazione. Comunque, da circa trent’anni, la gente indigena ha formato un movimento internazionale, domandando una cosa sola, che il 12 ottobre sia commemorato come giornata internazionale  di lutto per le popolazioni indigene del continente americano. Ufficiosamente, questo giorno sarebbe chiamato Giorno delle Popolazioni Indigene “Indigenous Peoples Day.”

Quest’anno la cosa è sentita differentemente nelle comunità indigene dato che festeggiano la grande vittoria della adozione della Dichiarazione dei Diritti delle Popolazioni Indigene delle Nazioni Unite

United Nations Declaration on the Rights of Indigenous Peoples

approvata nell’assemblea generale il 13 settembre 2007, al termine di una battaglia durata tre decenni condotta dagli attivisti indigeni alle Nazioni Unite. La Dichiarazione delle Nazioni Unite,  è stata approvata dalla maggioranza dei 144 stati partecipanti, con solo quattro voti contrari: Australia, Canada, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Interessante è che queste  sono precisamente le quattro nazioni stato dove la politica di genocidio intenzionale è stata portata avanti , una politica che ha cercato lo sterminio tutte le popolazioni indigene che vivevano nelle terre di cui coloni delle isole inglesi si impadronirono.

Le popolazioni di questi stati dovrebbero provare vergogna, non solo per il loro orribile passato, ma per il presente/attuale  rifiuto dei loro rappresentanti governativi e fare ammenda con i discendenti di quelle popolazioni indigene che sono sopravvissute a queste loro politiche di genocidio.

Può darsi che questi governanti ed i loro cittadini pensino di non dover riconoscere i diritti delle popolazioni indigene all’interno delle loro frontiere perché queste popolazioni sono piccole. Tuttavia la sopravvivenza e la fiorente crescita delle popolazioni indigene e delle loro nazioni è importante per il futuro dell’umanità e per la sopravvivenza sulla terra.

Parlando all’assemblea generale delle Nazioni Unite il 16 settembre, il presidente boliviano Evo Morales ha messo in evidenza il bisogno di capire lo stile di vita indigeno, sostenendo che il vivere bene in una comunità significa vivere in armonia con Madre Terra. “  Questo nuovo millennio deve essere il millennio per la vita, puntando le nostre scommesse sulla dignità umana”. ( UN webcast.)

 Roxanne Dunbar-Ortiz   è una professoressa di storia all’università, co-fondatrice  della Indigenous World Association, la quale fa pressione presso le Nazioni Unite in favore dei diritti delle popolazioni indigene del continente americano ed è autrice di un certo numero di libri e articoli sui popoli indigeni delle Americhe, il più recente è  Roots of Resistance: A History of Land Tenure in New Mexico. Stà lavorando sulla storia degli Stati Uniti vista da un punto di vista indigeno, che stà per uscire dalla casa editrice Beacon Press


Indigenous Peoples Day

by Roxanne Dunbar-Ortiz

“I'm convinced that indigenous peoples are the moral reserve of humanity.” Evo Morales, Aymara, President of Bolivia, Democracy Now! September 26, 2007.

Every year as October 12 approaches, there is a certain sense of dread that can be felt in indigenous communities in the Americas. That it is a federal holiday in the United States is regarded as hideous, a celebration of genocide and colonization. However, beginning thirty years ago, indigenous peoples formed an international movement, demanding, for one thing, that October 12 be commemorated as an international day of mourning for the Indigenous Peoples of the Americas. Informally, the day has been appropriated as Indigenous Peoples Day.

This year feels different in indigenous communities as they celebrate the great victory of the adoption of the
United Nations Declaration on the Rights of Indigenous Peoples by the General Assembly on September 13, 2007, the culmination of a three-decade struggle by indigenous activists at the United Nations. The UN Declaration was adopted by a majority of 144 states in favor, with only four votes against: Australia, Canada, New Zealand and the United States. Interestingly, these are precisely the four nation-states where intentional genocidal policies were pursued, policies that sought to exterminate all the indigenous peoples living in the lands seized by settlers from the British Isles. The populations of those states should be ashamed, not only of their horrific pasts, but of the present refusal of their representative governments to make amends with the descendants of those indigenous peoples who survived these genocidal policies.

Perhaps those governments and their citizens think they do not have to recognize the rights of indigenous peoples within their claimed boundaries because the populations are small. Yet, the survival and flourishing of indigenous communities and nations is important to the future of humanity and to the survival of habitation on earth.

Speaking to the United Nations General Assembly on September 16, Bolivian president Evo Morales stressed the need to understand the indigenous way of life, saying that living well in a community meant living in harmony with Mother Earth. “This new millennium must be the millennium for life, placing our bets on human dignity.” (
UN webcast.)

Roxanne Dunbar-Ortiz is a historian, university professor, co-founder of Indigenous World Association, which lobbies the United Nations on behalf of indigenous peoples’ rights, and is author of a number of books and articles on indigenous peoples of the Americas, most recently, Roots of Resistance: A History of Land Tenure in New Mexico. She is at work on a history of the United States from the indigenous perspective, which is forthcoming from Beacon Press.

 


Brazil's Indians Offended by Pope Comments
 
http://www.washingtonpost.com/ wp-dyn/content/ article/2007/ 05/14/AR20070514 00721_pf. html
By Raymond Colitt
Reuters
Monday, May 14, 2007; 3:15 PM
 
BRASILIA -  Gli oltraggiati leaders indiani in Brasile raccontano che lunedi sono stati offesi dai commenti “arroganti ed  irrispettosi” di Papa Benedetto  che sosteneva che  la chiesa romana cattolica li ha purificati e che un ritorno delle loro religioni sarebbe un passo indietro. 
In un orazione ai vescovi Latino Americani e dei Caraibi, alla fine della visita in Brasile, il Papa ha sostenuto che la chiesa non venne imposta alle popolazioni indigene del continente americano. Ha detto anche che le popolazioni native avevano accettato volentieri l’arrivo dei preti europei ai tempi della conquista in quanto essi erano “silenziosamente desiderosi” di cristianità. 
Come risultato della colonizzazione europea sostenuta dalla chiesa sin da quando Colombo arrivò nelle americhe nel 1492  ci fu la morte di milioni di indiani di varie tribù,   attraverso il massacro, le malattie e la schiavitù.
 Molti indiani oggi lottano per sopravvivere,  strappati dal loro modo tradizionale di vivere, e sono esclusi dalla società. 

“E’ arrogante ed irrispettoso considerare la nostra eredità culturale secondaria alla loro” , ha detto Jecinaldo Satere Mawe, capo coordinatore della tribù Coiab  , indiani dell’Amazzonia .
Molti gruppi indiani hanno spedito una lettera al Papa la scorsa settimana chiedendo il suo supporto per la difesa delle loro terre ancestrali e cultura.  In queste lettere dicevano che gli indiani hanno sofferto un “processo di genocidio” da quando i colonizzatori europei sono arrivati.
I preti benedicevano i conquistadores che muovevano guerra alle popolazioni indigene, sebbene qualcuno più tardi abbia preso le loro difese e molti oggi sono tra  i più accesi alleati degli indiani.  “Lo stato ha usato la chiesa per fare il lavoro sporco di colonizzare gli indiani ma loro ( i cattolici n.d.t.) avevano già chiesto il perdono per questo… cosi ora il Papa stà rimangiandosi la parola della Chiesa? “  ha detto Dionito Jose de Souza , un leader della tribù  Makuxi  del nord dello stato del  Roraima . 
Papa Giovanni Paolo parlò nel 1992 degli errori nell’evangelizzazione delle genti native americane. 
"Papa Benedetto non solo ha sconvolto molti indiani ma anche i preti cattolici che hanno abbracciato questa battaglia",  ha detto Sandro Tuxa, che guida il movimento delle tribù del nordest.  “Noi ripudiamo i commenti del Papa”  Tuxa ha detto “ dire che la decimazione culturale della nostra gente rappresenta una purificazione è offensivo e , francamente, spaventoso. Penso che il Papa sia scarsamente informato”.
 Anche lo stesso consiglio missionario indigenista della Chiesa Cattolica, conosciuto come Cimi, ha preso le distanze dal Papa. “ il Papa non capisce la realtà degli indiani qui, le sue dichiarazioni sono sbagliate ed indifendibili” , ha detto all’Agenzia Reuters il consigliere del Cimi Padre Paulo Suess , “  anche io sono rimasto sconvolto”


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