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LETTERA SCRITTA
DALL'ASSOCIAZIONE HUNKAPI di GENOVA
Lettera aperta al Presidente della
Repubblica, ai Ministri e
Parlamentari, al Presidente della Regione Liguria, al Presidente della
Provincia di Genova, al Sindaco del Comune di Genova e a tutti quelli
che hanno
preso parte alle varie riunioni per la trasformazione del 12 ottobre in
una
festa.
Noi, come associazione culturale, non intendiamo polemizzare sulla
volontà di
celebrare il navigatore Cristoforo Colombo ma se proprio la
necessità era tale,
perchè non scegliere un'altra data tra quelle possibili che
ricordino l'uomo?
Nel 1492 iniziò il più grande sterminio della storia, il
12 Ottobre; ovvero
quando Colombo e la sua spedizione approdò sulle coste americane
e fu salvata
dai Nativi che lo aiutarono a sopravvivere insieme ai naviganti delle
tre
caravelle; quello che avvenne dopo e come fu contraccambiata tanta
generosità
lo sanno ormai tutti.
Celebrando il 12 Ottobre non si festeggia il navigatore, si festeggia
il
genocidio.
Non crediamo di cadere nella retorica se chiediamo che sia l'ultima
volta e
nessuno si offenderà se chiederemo scusa. Lo hanno già
fatto personaggi di
grande levatura: il Santo Padre ed un recente Presidente degli Stati
Uniti.
Sarebbe un messaggio di grande cultura in questo osannato 2004, ma
sarebbe
veramente bello se dal 2005 qualcuno deliberasse di festeggiare i
popoli Nativi
Americani e la loro resistenza che dura dal 1492; per esempio
quest'anno
ricorrono i 140 anni di uno dei più efferati massacri subiti dai
Nativi: Sand
Creek, tra l'altro ricordato nelle canzoni-poesie dell'indimenticabile
Fabrizio
De Andrè.
Il 12 Ottobre non fu un incontro perchè le abberranti pagine di
storia ci
ricordano che lo fu solo per i Nativi, nel caso colombiano: i Taino
dell'isola
di Hispaniola, oggi estinti perchè sterminati dai nuovi
arrivati.
Non necessita scomodare i militanti delle organizzazioni indigene per
intendere
quale sia la storia: la conquista ha negato lo sviluppo di nazioni che
conoscevano perfettamente il sistema solare, tanto per fare un esempio:
quando
noi giocavamo ai "piatti geografici" Loro avevano già inventato
precisissimi osservatori astronomici.
Ma i valori dei popoli indigeni non furono esclusivamente legati a
conoscenze
scentifiche, chi può negare la ricchezza aggiunta del legame con
la Madre
Terra, rispetto agli Europei? Chi può negare l'apporto del
pensiero democratico
e filosofico, mentre da noi si credeva ancora alle streghe? Chi
può negare il
patrimonio dei rapporti dei rapporti sociali tra persone all'interno
della
famiglia, del clan, della nazione?
La nostra associazione, che conta più di mille soci, nata a
Genova ed ormai
diffusa a livello nazionale ed europeo, si chiede perchè
celebrare una data
come il 12 ottobre che ricorda anche l'inizio di 500 anni di soprusi.
Perchè il
12 ottobre non sia solo la Festa in onore di Colombo ma anche occasione
di
riflessione e ricordo, chiediamo ai genovesi e a tutti coloro che ne
sentano la
necessità culturale ed umana, di fare una cosa semplice e
pacifica, che fanno
anche i Nativi Americani. Durante i giorni di questi festeggiamenti,
lasciate
un segno di preghiera, appendete una piccola striscia di stoffa
colorata agli
alberi circostanti la casa di Colombo. Portate i bambini, le
scolaresche, le
famiglie e se qualcuno vi chiederà perchè, spiegate loro
che non celebrate l'inizio
del più grande massacro della storia e che quel gesto lo fanno i
Nativi
Americani per pregare nei loro luoghi sacri, spesso profanati ancora
oggi dai
discendenti dei conquistatori (è di questi giorni
l'inaugurazione
dell'osservatorio astronomico del monte Graham, in Arizona, luogo sacro
agli
Apache e, ovviamente, profanato).
Un articolo sulla stampa statunitense degli anni sessanta, ripreso dai
giornali
nativi ricordava:
"Avete mai pensato un po' a quel che fa la diversità degli Stati
Uniti
rispetto a qualsiasi altro paese del mondo? Sono gli Indiani........ Se
non
fosse stato per la ricchezza delle tradizioni democratiche indiane,
è difficile
dire che tipo di governo avremmo potuto avere oggi.......... L'idea di
una
molteplicità di stati all'interno di un unico stato
(federalismo), l'idea che i
capi sono i servitori e non i padroni del popolo e l'insistere sul
fatto che la
comunità deve riconoscere la differenza tra gli uomini e i loro
sogni e
rispettare tale diversità, tutto questo era praticato qui prima
che approdasse
Colombo".
Il riferimento è al fatto che la costituzione statunitense
è quasi fotocopia di
quella che "i selvaggi" Irochesi istituirono nel trentennio finale
del 1500; non è un errore, si tratta del sedicesimo secolo! Cosa
accadeva nella
presuntuosa Europa in quel periodo?
Ed allora, nei prossimi giorni appendiamo una strisciolina di stoffa
colorata,
rivolgiamo un pensiero e parliamo con i nostri bambini, la nostra
associazione
sarà sempre a disposizione.
Il 12 Ottobre, per noi e per milioni di Nativi Americani è una
giornata di
lutto e di ricordo.
"Dio non può modificare il passato, gli storici si" Samuel
Butler
tratto da www.hunkapi.com

Denver
(Colorado), ottobre 2003. Un migliaio di persone – in gran parte nativo
americane – marciano per le strade del centro della città per
protestare contro
la manifestazione organizzata per ricordare Cristoforo Colombo. Dal
1971,
infatti, ogni secondo lunedì di ottobre ricorre una
festività nazionale
chiamata "la giornata di Colombo". Da costa a costa le comunità
italo-americane festeggiano con parate tricolori il grande navigatore
che per
primo scoprì l’America. Il gruppo di protesta di Denver con a
capo Wallace
Black Elk, lakota, consegna agli organizzatori della "giornata
dell’orgoglio italiano" una lettera in cui si chiede di rimuovere il
nome
di Colombo dalla manifestazione dopodiché se ne va, lasciando
proseguire la
parata. Contemporaneamente nelle Hawaii Mike Graham, fondatore
dell’organizzazione United Native America, raccoglie firme per una
petizione
affinché non vengano usati i soldi dei contribuenti per questa
festa nazionale
(l’altra è il Martin Luther King Day il terzo lunedì di
gennaio), ma il suo
obiettivo finale è quello di fare pressioni sul Congresso
perché venga creata
una festività dedicata alla Popolazioni Indigene della Nazione,
sensibilizzando
i politici anche riguardo l’esclusione dei nativo americani dallo
sport, dal
cinema, dalla televisione, dai media, dalla musica.
Nel 2000 la protesta dei nativo americani a Denver ebbe ben altro
esito.
Dapprima gli organizzatori della manifestazione accettarono di togliere
il
riferimento a Colombo dalle celebrazioni poi, all’ultimo momento,
cambiarono
idea. Così 140 nativo americani che si erano seduti a terra in
un atto di
disobbedienza civile pregando e bruciando salvia, come è
tradizione per molti
gruppi tribali, vennero arrestati senza che opponessero resistenza. La
polizia
ripristinò il proseguimento della parata degli italo-americani,
i quali ripresero
a sfilare su motocicli e carri indirizzando gesti osceni e insulti ai
nativo
americani rimasti per la strada. Per onore di cronaca occorre dire che
un
gruppo di giovani italo-americani apertamente schierati in favore delle
posizioni native distribuiva volantini e scandiva lo slogan "Italian
pride
not genocide", orgoglio italiano si, genocidio no.
In una società come quella americana in cui sull’identità
individuale grava il
fardello di un’ossessiva declinazione della propria etnia di
appartenenza, si comprende
facilmente che esaltarne gli aspetti positivi, veri o presunti che
siano,
contribuisca a dare lustro sia al singolo che al gruppo. Gli
italo-americani
(molto probabilmente la potente lobby dei "Sons of Italy", i Figli
d’Italia), discendenti di un popolo di santi, navigatori e poeti hanno
scelto
per l’appunto Colombo, il "navigatore audace" che esplorò il
"Nuovo Mondo" per celebrare la loro orgogliosa italianità.
Sono numerosi i libri scritti sia sulla conquista dell’America che
sulla figura
di Colombo, senza contare le fonti dirette, come i suoi diari di bordo
o le
lettere ai reali di Spagna, e quelle quasi contemporanee, come gli
scritti di
Las Casas; attraverso di essi ognuno può trarre le proprie
conclusioni sulle
ragioni e le conseguenze di quella fatidica traversata.
I nativo americani, invece, vogliono che sia cancellato ogni
riferimento
all’esploratore essenzialmente per un motivo: dal complesso groviglio
delle
ripercussioni storiche che seguirono l’arrivo di Colombo nei Caraibi la
più esiziale
per le popolazioni autoctone fu il genocidio. Come definito dalle
Nazioni
Unite, il genocidio non implica solamente l’uccisione di massa, ma
anche ogni
tentativo atto a provocare la distruzione fisica, totale o parziale, di
un
popolo; la lesione della sua integrità mentale, e quindi anche
culturale; ogni
misura intesa ad ostacolarne le nascite e, non ultimo, l’allontanamento
dei
bambini dal gruppo. Esattamente ciò che è accaduto in 501
anni di storia
americana dopo la "conquista".
Innanzitutto è bene ricordare che Colombo era convinto che il
"Nuovo
Mondo" fossero le Indie, quando invece approda sull’isola di Guanahani
(ora San Salvador) nelle Bahamas – saranno altri due italiani dopo di
lui,
Caboto e Vespucci, ad esplorare rispettivamente il nord e il sud del
continente
americano. Secondariamente quel mondo tanto nuovo non era: un
imprecisato
numero di vichinghi era già arrivato in Groenlandia nel lontano
985, mentre il
norvegese Leif Eriksson aveva toccato la terraferma nel 1007, entrando
in contatto
con le popolazioni native micmac e beothuk.
Giunto nelle isole, Colombo sovrimpone a quel che vede pregiudizi,
concezioni,
idee tipiche del suo tempo. Così la vegetazione lussureggiante e
l’acqua dolce
diventano segni evidenti che quello è il paradiso terrestre; le
donne indigene
con archi e frecce si trasformano in sirene e, siccome non le ritiene
particolarmente avvenenti, stabilisce che le sirene non sono belle
quanto si
credeva comunemente; le perle che gli vengono donate senza dubbio
crescono sui
rami degli alberi, perché così diceva Plinio. E poi l’oro
e le pietre preziose,
che devono esserci altrimenti non avrebbe potuto giustificare la sua
spedizione
ai reali di Spagna e Cuba, che è senz’altro un promontorio del
continente
asiatico e non un’isola, per cui fa giurare all’equipaggio che quella
era una
parte dell’Asia pena il taglio della lingua. E gli "indiani", ossia
gli abitanti di quelle Indie che lui per primo aveva raggiunto via
mare, sono
dapprima "timidi" perché pacifici, poi "vigliacchi"
perché
uccidono gli uomini che aveva lasciato lì dopo essere salpato
nuovamente per
fare ritorno in Europa, e poi ancora esemplari molto "docili" che
sarebbero stati convertiti facilmente alla cristianità. E
infatti, nel 1494,
due anni dopo aver "scoperto" l’America, Colombo organizza il primo
carico di schiavi diretto in Europa. All’incirca 500 taino (compresi
donne e
bambini), il gruppo autoctono che lo aveva accolto in pace nel suo
viaggio
precedente, vengono caricati sulle navi e trasportati in Spagna per
essere
venduti – non molto tempo dopo toccherà alle popolazioni
africane compiere
quell’infernale viaggio all’inverso.
I taino, sparsi nelle isole Bahamas, in parte in Florida e per tutti i
Carabi
(Cuba, Jamaica, Haiti e in luoghi ora chiamati Santo Domingo e Puerto
Rico,
perché cambiare i toponimi è il primo atto di conquista)
vivevano in
insediamenti urbani con grandi piazze adibite a cerimonie e a giochi
con la
palla simili a quelle delle popolazioni del centro America e del sudest
degli
attuali Stati Uniti; la loro struttura sociale, organizzata
gerarchicamente,
aveva un capo politico e spirituale chiamato "cacicco". Essi
conobbero per primi la violenza e la devastazione che gli europei
avrebbero poi
distribuito a piene mani dal nord al sud del continente. Si stima
infatti che
da allora ad oggi, in circa 500 anni, siano morti dai tre ai sei
milioni di
taino, mentre nel Nord America dei 12 milioni di abitanti (la cifra
è
approssimativa) nel 1500, solo due milioni sono i nativo americani
oggi.
Se nei primi cento anni dopo il 1492 si è perpetrato "il
più grande
genocidio della storia dell’umanità" come afferma Todorov, oggi,
nel 2003,
la scienza corregge in parte l’assunto che i taino si fossero estinti.
In
particolare si è creduto a lungo che i portoricani fossero
meticci, ossia
discendenti principalmente di africani e spagnoli. Un genetista
dell’Università
di Puerto Rico, attraverso l’esame del DNA degli abitanti dell’isola,
ha invece
scoperto che il 61% dei portoricani ha il DNA mitocondriale (ovvero
quello
della madre) amerindio. In altre parole la gran parte dei portoricani
è
geneticamente nativo americana. In realtà fino a due secoli fa
le tecniche
agricole, di pesca e caccia impiegate erano ancora quelle delle
popolazioni che
avevano vissuto nell’isola sin dal 700, a dimostrazione della
sopravvivenza di
frammenti di cultura taino nonostante secoli di conquista efferata. Il
proseguimento della ricerca genetica promette di chiarire anche le
migrazioni
nativo americane dal nord al sud del continente e viceversa, oltre a
quelle,
forzate, nei Carabi, che per secoli fu un crocevia nel trasporto di
schiavi.
Per i nativo americani è una priorità cancellare ogni
riferimento a Colombo
dalle celebrazioni perché lui fu l’apripista di quel traffico
indegno che insieme
alle violenze, alle torture, ai massacri, segnerà profeticamente
il destino di
un intero continente. Ben 17 stati americani lo hanno già fatto,
depennando il
Columbus Day dal calendario delle festività nazionali, mentre il
South Dakota
lo ha trasformato in Native American Day in onore dei milioni di
vittime che,
insieme ai taino, scoprirono Colombo e gli altri conquistatori europei
e, si
potrebbe aggiungere, in onore di quelle che oggi continuano a
soccombere ad un
nuovo genere di conquistatori assetati, tra le altre cose, di petrolio,
il
sangue della terra.

Tratto dalla
biografia di Russell Means:
ADDIO GIORNO DI C. COLOMBO
...Per gli indigeni di questo emisfero, la celebrazione del giorno di
Colombo è
l'affermazione definitiva che dal 1492 la società occidentale ci
ha considerato
gente da sacrificare. C. Colombo era un assassino, un demonio che
"scoprì" il paradiso nella terra che era la dimora dei miei
antenati,
e subito si impegnò a trasformarlo in un inferno. Il giorno di
Colombo fu
celebrato per la prima volta a Denver nel 1907. Fu anche a Denver che
il
governo territoriale decise che combattere i confederati era troppo
pericoloso, cosi i bianchi cominciarono ad uccidere i pellerossa nei
villaggi
ed a raccontare che il "disagio indiano" era un pericolo per cui non
si potevano risparmiare truppe per difendere l'unione. A capo dei
volontari del
Colorado, dediti al genocidio, c'era un ministro Metodista consacrato,
il
Colonnello John Chivington, famoso per il massacro di donne e bambini
Cheyenne
a Sand Creek nel 1864, e per aver poi detto "ritengo giusto ed
onorevole
usare ogni mezzo sotto il cielo per uccidere gli Indiani".
Per anni l'AIM del Colorado cerco' di ottenere che la gente di Denver
smettesse
di celebrare il Columbus Day e di far capire che con la celebrazione
del primo
commerciante di schiavi transatlantico la città affermava e
sosteneva il
genocidio. Fu Colombo che gettò i semi del Manifest Destiny.
Nell'Europa del
suo tempo, era contro la legge della chiesa schiavizzare o uccidere
esseri
umani, ma questa regola non riuscì ad impedire genocidi. Per
schiavizzare gli
indiani a scopo di profitto, si dovette convincere la chiesa che gli
indigeni
erano subumani, e che quindi potevano essere uccisi o schiavizzati
impunemente.
Per persuadere la chiesa che erano subumani Colombo accusò gli
indiani di atti
innaturali come il cannibalismo - una bugia....
La politica cattolica del genocidio fu la base della colonizzazione
europea di
due continenti - e , come ha dimostrato la rivolta del Chapas del 1994,
nulla è
cambiato...

Tornando
a Colombo....
..Nel Memoriale del 30 gennaio 1494, sul suo secondo viaggio, egli
scriverà che
"siccome le genti di un'isola parlavano poco con quelle di un'altra, vi
sono alcune differenze nelle lingue, a seconda che vivano più
vicino o più
lontano". Ciò tuttavia non farà scattare in lui
l'esigenza di conoscere le
loro lingue, ma, al contrario, quella di costringere alcuni di loro ad
imparare
lo spagnolo nella madrepatria. In ogni caso l'intesa di quelle
popolazioni lo
stupisce. Egli infatti non può aver dimenticato che nella Spagna
da cui
proviene lotte ferocissime avevano diviso per secoli gli spagnoli di
religione
cattolica da quelli di religione islamica. Era difficile comprendersi
persino
tra persone aventi interessi comuni, come dimostrerà la rivolta
haitiana di
Francisco Roldàn all'autorità di Colombo. Questo
può spiegare il motivo per cui
nella seconda spedizione Colombo permetterà che sei indios
vengano arsi vivi
semplicemente perché avevano sepolto alcune immagini di Cristo e
della Vergine,
convinti di poter ottenere un miglior raccolto di mais. Sarà
proprio a partire
dal secondo viaggio ch'egli comincerà a sterminare alcune
tribù che non
volevano lavorare il cotone per gli spagnoli. Nel 1495 egli
trasferirà a Cadice
ben 500 indigeni.
...Colombo aveva capito subito quanto fossero necessari questi
avamposti
commerciali-militari, ai fini della "resa" colonialistica, ed era
convinto che la guarnigione fosse in grado, da sola, di "spopolare
tutta
quella terra". "Erano tanto vili -scriverà- che in mille non
saprebbero attendere tre dei miei uomini a piè fermo". ...
...Per poter avvicinare gli "indiani", egli è costretto a
"catturarne" alcuni, obbligandoli a imparare lo spagnolo o comunque a
comunicare e a fare da interpreti per tutti gli altri indios. Colombo
si sente
autorizzato a comportarsi così anche perché non scorgeva
fra quelle popolazioni
"nessun indizio di ordinamento politico". L'assenza di istituzioni lo
giudica come un segno sicuro di arretratezza. Colombo cerca nel "Nuovo
Mondo" ciò che assomiglia all'Europa. Non trovando alcun
"ordinamento
politico", egli ritiene legittimo conquistare ciò che gli appare
non
difendibile da alcun proprietario in particolare, perché appunto
non rivendicato
giuridicamente come "proprio". L'assenza di istituzioni gli pare un
motivo sufficiente per impadronirsi legalmente della terra e delle
risorse
altrui. Qui Colombo ha in mente i principî feudali e borghesi
della proprietà
privata, la cui tutela dipende dalle istituzioni civili oltre che
naturalmente
dai proprietari "legali" o "ufficiali": non può neanche
immaginare che "assenza di istituzioni" e "proprietà
comune" si identificano. La proprietà collettiva è, per
lui, senza
proprietario, ed essendo non protetta dalle istituzioni, può
essere soggetta in
qualunque momento a esproprio, secondo la legge del più forte.
Colombo è così
condizionato dalla mentalità dominante (feudale in Spagna,
sempre più borghese
nel resto d'Europa, incluso il Portogallo), che persino quando descrive
l'ambiente naturale di Haiti (che per lui era il Catai), parla di
"usignoli" là dove non sono mai esistiti; e identifica il mondo
degli
indios con la mitica età dell'oro (Eldorado), secondo i sogni
arcadici del
Sannazaro e dello spagnolo Juan de la Encina. Per lui "quasi tutti i
fiumi
trascinano oro" e vi sono "spezie in abbondanza e grandi miniere
d'oro e di altri metalli". Michele da Cuneo, che fece con Colombo il
secondo viaggio, racconta nel suo reportage, che le sabbie piene d'oro
dei
fiumi erano solo nella fantasia di Colombo e dei suoi uomini. Di fatto,
egli ne
troverà pochissimo, peraltro già lavorato dagli indigeni
(delle foglioline, una
maschera...). Lo stesso capitano della Pinta, Martin A. Pinzòn,
si staccò dal
convoglio per scoprire nuove terre e impossessarsi dell'oro, senza
però
riuscirvi.....
...Colombo tuttavia non ha alcuna intenzione di misurarsi alla pari con
l'ateismo naturalistico degli indios: anzi, ritiene ch'esso sia il
terreno
favorevole per indurli a credere nella dottrina cristiana, della quale
egli si
sente banditore privilegiato. Non solo, ma Colombo cercò persino
di servirsi
delle loro ingenue superstizioni per affermare un proprio potere. Egli
infatti
scrive che dopo aver sradicato dai villaggi alcuni indios portandoli
con sé in
Spagna per apprendere lo spagnolo e diventare interpreti nelle colonie,
si
accorse che costoro continuavano a credere ch'egli fosse giunto dal
cielo. Il
motivo di ciò appare poco chiaro. Colombo lascia intendere che
la causa stava
nella loro ignoranza, ma non sarebbe strano vedere in questo
atteggiamento
compiacente un modo di sopravvivere al cospetto di un nemico ritenuto
più
forte. In ogni caso Colombo non cerca di dissuadere questi indios, che
esaltano
la sua vanità, dal mutare atteggiamento, anzi li esorta a
propagandare la loro
fede magica in tutti i villaggi che incontrano. La tentazione di
crearsi, in
quelle zone "primitive", un proprio "culto della
personalità", era troppo forte per non cedervi volentieri. Nel
Giornale di
bordo dirà chiaramente che durante i primi tre mesi egli
conquistò le isole nel
nome del re di Spagna e della fede cattolica e, piantando centinaia di
croci,
s'impadronì delle terre degli Arawak e dei Carib, aprendo il
fuoco dei
moschetti e dei cannoni per spaventare quei popoli e far credere
d'essere
venuto dal cielo. Con una disinvoltura davvero notevole (ma non
dobbiamo
dimenticare che nelle colonie "tutto era possibile"), egli stava
già
saggiando quali enormi vantaggi poteva ottenere tenendo strettamente
uniti il profitto
borghese e la fede cristiana. Per lui cristianesimo e guadagno non
erano in
contrasto, né, tanto meno, cristianesimo e schiavizzazione del
non-credente. La
conversione degli indigeni la dava per scontata in un futuro immediato.
Egli
era convinto non solo di aver potuto conquistare quei territori per
volontà
divina, ma anche che di ciò avrebbero tratto vantaggio sia la
corona spagnola e
la chiesa cattolica (coll'ampliare entrambe i propri imperi), che
"tutti i
cristiani" desiderosi di emanciparsi economicamente....
...Distruggendo le culture pre-colombiane (soprattutto quelle
pre-schiavistiche), l'uomo ha distrutto una parte di se stesso, e
quindi ha
perduto l'occasione di uno sviluppo tecnologico più equilibrato,
meno
devastante dell'ambiente naturale, ma anche l'occasione di un
equilibrio
sociale e spirituale che non conduce all'isolamento, all'emarginazione,
all'individualismo... E' vero, la conquista dell'America ha favorito
-come
vuole l'ultimo Todorov- la mutua conoscenza del genere umano,
l'integrazione di
milioni di europei, americani, africani e asiatici in una razza
cosmica,
universale, anche se a prezzo di uno spaventoso genocidio. Ma è
anche vero che
un'integrazione senza reciprocità, senza giustizia per tutti i
protagonisti,
non è che un altro modo di continuare la logica del dominio.